Progetti

LA SEMINA Il lavoro con i minori: azioni e valore del progetto

Finanziato dalla fondazione Con i Bambini

Il progetto “La semina dei sogni. L’infanzia tra carcere, scuola e comunità” nasce dalla consapevolezza che i minori con un genitore detenuto rappresentano una delle fasce più vulnerabili della popolazione infantile. La detenzione genitoriale è infatti riconosciuta tra le principali Esperienze Sfavorevoli Infantili, con possibili ripercussioni sullo sviluppo emotivo, relazionale e psicofisico del bambino .

Per questo, il progetto mette al centro i minori, attivando interventi integrati che coinvolgono contemporaneamente famiglia, scuola e comunità educante, con l’obiettivo di prevenire situazioni di esclusione, disagio e fragilità.

Le principali azioni rivolte ai minori

Le attività dedicate ai bambini e ai ragazzi si sviluppano attraverso più ambiti di intervento:

  • Accoglienza e sostegno negli spazi dedicati
    Nei contesti carcerari e negli spazi territoriali, vengono offerti luoghi protetti e accoglienti dove i minori possono vivere momenti di relazione, gioco ed espressione, accompagnati da educatori qualificati. Questi spazi favoriscono la rielaborazione delle emozioni legate all’assenza del genitore e rappresentano importanti contesti di decompressione emotiva.
  • Interventi nelle scuole e nei centri educativi
    Il progetto promuove attività ludico-educative e percorsi di sensibilizzazione all’interno delle classi e dei gruppi, aiutando i bambini a elaborare temi complessi come il distacco, la vergogna e la detenzione. Parallelamente, vengono supportati insegnanti ed educatori attraverso formazione e supervisione, per costruire ambienti inclusivi e attenti ai bisogni di questi minori.
  • Sostegno psicoeducativo individuale
    Nei casi di maggiore fragilità, sono previsti percorsi personalizzati di supporto psicologico ed educativo, anche in collaborazione con i servizi territoriali, per rafforzare le risorse emotive e relazionali del bambino.
  • Attività di socializzazione e comunità
    Il progetto promuove momenti di incontro tra famiglie, eventi e attività collettive che permettono ai minori di costruire relazioni positive con i pari e di sentirsi parte di una comunità accogliente.

L’importanza dell’intervento sui minori

Investire sui minori significa intervenire in una fase cruciale dello sviluppo, prevenendo l’insorgere di disagi più gravi e favorendo percorsi di crescita sani e inclusivi.

Attraverso un approccio integrato e multidimensionale, il progetto mira a:

  • rafforzare il benessere emotivo e relazionale dei bambini;
  • sostenere la loro integrazione scolastica e sociale;
  • ridurre il senso di isolamento, stigma e vergogna;
  • promuovere resilienza e capacità di affrontare esperienze difficili;
  • costruire una rete educativa capace di accompagnarli nel tempo.

Il lavoro sui minori non è quindi solo un intervento di supporto, ma rappresenta un investimento sociale fondamentale, capace di generare effetti positivi duraturi sia per i singoli individui sia per l’intera comunità.

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S.O.S. – Sostegno Orfani Speciali

Il progetto S.O.S. è dedicato ai bambini e ai ragazzi che hanno perso un genitore a causa della violenza domestica. Si tratta di percorsi di vita segnati da traumi profondi, che richiedono interventi attenti, delicati e costruiti su misura.

Ogni minore viene accompagnato insieme alla sua famiglia affidataria attraverso un lavoro integrato, che unisce supporto psicologico, sostegno educativo e orientamento al futuro. L’obiettivo è offrire non solo un aiuto immediato, ma anche strumenti per costruire nel tempo una nuova stabilità.

Grande attenzione è riservata al diritto allo studio e alla possibilità di immaginare un progetto di vita autonomo, anche grazie a borse di studio e percorsi di orientamento.

Parallelamente, il progetto lavora con insegnanti, operatori e comunità per diffondere maggiore consapevolezza sui temi della violenza e degli stereotipi, contribuendo a creare contesti più accoglienti e preparati.

S.O.S. non offre soltanto supporto: apre possibilità, accompagnando i ragazzi in un percorso di ricostruzione fondato sulla fiducia.

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Genitori e carcere

Interventi per il sostegno alla genitorialità di genitori  sottoposti a provvedimenti limitatori della libertà personale

Manifestazione d’interesse-Regione Liguria

Quando un genitore vive una condizione di detenzione o è sottoposto a misure penali, il legame con i figli può indebolirsi o interrompersi. La distanza, il senso di colpa e le difficoltà comunicative incidono profondamente sulla relazione. Allo stesso tempo, per i minori la separazione può generare sofferenza, disorientamento e isolamento.

Il progetto nasce con l’obiettivo di sostenere e tutelare questo legame, riconoscendone il valore fondamentale per il benessere di genitori e figli. Gli interventi si sviluppano sia all’interno che all’esterno del contesto detentivo, accompagnando genitori, figli e caregiver in un percorso condiviso.

Attraverso colloqui individuali, gruppi di supporto, laboratori e momenti di incontro, si promuove una comunicazione più autentica e consapevole, aiutando le famiglie a ricostruire uno spazio relazionale possibile e significativo.

Fondamentale è il lavoro di rete con servizi sociali, scuole e realtà territoriali, che consente di garantire continuità, sostegno concreto e interventi coordinati nel tempo.

L’obiettivo finale è mantenere vivo il legame familiare e valorizzarlo come risorsa, anche nei contesti più complessi e fragili.

Progetto L.U.C.E. – Lavoriamo Unite/i per Creare Emancipazione

Finanziato da Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento delle Pari Opportunità

Il progetto L.U.C.E. nasce dall’esperienza concreta di chi, ogni giorno, lavora al fianco delle donne vittime di violenza e dei loro figli. In Liguria, i centri antiviolenza e i servizi dedicati affrontano centinaia di casi ogni anno, spesso in un contesto complesso, dove la collaborazione tra i diversi attori coinvolti non è sempre semplice né immediata.

Proprio da questa consapevolezza prende forma L.U.C.E.: un progetto che mette al centro il bisogno di costruire una rete più forte, coordinata ed efficace, capace di rispondere in modo tempestivo e adeguato alle situazioni di violenza.

 Una rete che funziona davvero

Quando si parla di violenza di genere, nessun soggetto può intervenire da solo. Servono competenze diverse, che vanno dai centri antiviolenza alle forze dell’ordine, dai servizi sociali al sistema sanitario, fino alla magistratura.

L.U.C.E. nasce con l’obiettivo di far dialogare queste realtà in modo concreto, non solo a livello teorico ma soprattutto operativo. Il progetto vuole superare la frammentazione esistente, creando connessioni reali tra chi si occupa, a vario titolo, della presa in carico delle vittime e del trattamento degli autori di violenza.

Al centro c’è un’idea semplice ma potente: lavorare insieme, condividere informazioni e strumenti, costruire fiducia tra i diversi attori della rete.

Un modello innovativo di intervento

Il cuore del progetto è la costruzione e sperimentazione di un modello di intervento condiviso, capace di mettere in relazione tutte le competenze presenti sul territorio.

Questo modello viene sviluppato attraverso un Tavolo Tecnico che riunisce operatori e istituzioni, con l’obiettivo di:

  • migliorare la gestione dei casi reali
  • rendere più efficaci e coordinati gli interventi
  • garantire risposte più rapide e adeguate alle vittime
  • valorizzare il contributo di ogni soggetto coinvolto

Un aspetto particolarmente innovativo è l’attenzione sia alle vittime sia agli autori di violenza, considerati all’interno di un sistema integrato che mira non solo alla protezione, ma anche al cambiamento e alla prevenzione.

Innovazione e strumenti digitali

Per sostenere questo lavoro di rete, il progetto prevede la realizzazione di una piattaforma digitale che rappresenta uno dei suoi elementi più innovativi.

Questo spazio virtuale permetterà agli operatori di:

  • accedere a percorsi formativi aggiornati
  • comunicare in modo rapido e sicuro
  • condividere informazioni e buone pratiche
  • monitorare i dati e l’andamento dei fenomeni

L’obiettivo è creare un ambiente che renda più semplice e immediato il lavoro quotidiano, migliorando la qualità degli interventi e facilitando il coordinamento tra i servizi.

Un progetto per tutto il territorio

L.U.C.E. non si limita alle aree urbane, ma vuole raggiungere anche i territori più periferici e montani, dove spesso i servizi sono meno accessibili.

Il progetto punta infatti a coinvolgere l’intera regione, valorizzando le risorse locali e costruendo una rete capace di rispondere in modo capillare ai bisogni delle persone.

Uno sguardo al futuro

L.U.C.E. è pensato non solo come intervento locale, ma come una buona pratica replicabile. Il modello, gli strumenti e i risultati del progetto potranno essere adattati ad altri contesti territoriali, contribuendo a migliorare le politiche e i servizi contro la violenza di genere anche a livello nazionale.

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Io sono Alice… e posso parlarti

Finanziato da Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento delle Pari Opportunità

“Io sono Alice” è un progetto che utilizza la forza delle storie per parlare di violenza di genere in modo diretto, accessibile e umano.

Nasce dall’esperienza delle donne che hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza e che, attraverso la narrazione, hanno trovato uno strumento di consapevolezza e cambiamento. Le loro storie diventano podcast: voci che raccontano, spiegano e accompagnano, offrendo a chi ascolta la possibilità di riconoscersi e sentirsi meno sola.

Accanto alla dimensione narrativa, il progetto integra uno strumento innovativo: un chatbot che consente di accedere in modo sicuro e discreto a informazioni e servizi.

In questo modo, emozione e tecnologia si incontrano per raggiungere anche chi, per paura o difficoltà, non riesce ancora a chiedere aiuto apertamente.

È un modo diverso di fare prevenzione: più vicino, più accessibile, più umano.download-2

Signora Libertà, signorina fantasia

Capofila A.R.C.I. GENOVA aps

Il progetto nasce con l’obiettivo di promuovere la lettura come strumento di crescita personale, inclusione sociale e costruzione di relazioni, con particolare attenzione a contesti fragili e a target specifici come bambini, giovani e persone detenute.

Attraverso una rete di partner del territorio genovese – tra cui enti pubblici e realtà del terzo settore – il progetto sviluppa una serie di azioni integrate che uniscono educazione, cultura e intervento sociale.

Uno degli elementi centrali è  l’attivazione, ALL’INTERNO DELLP SPAZIO BARCHETTA presso la casa circondariale di Marassi di uno spazio dedicato alla lettura ad alta voce, in cui bambini e famiglie possano avvicinarsi ai libri e alla narrazione in modo partecipato nel tempo di attesa per poter incontrare il genitore detenuto. Parallelamente, il progetto interviene anche all’interno della Casa Circondariale di Marassi, dove vengono realizzati percorsi di lettura ad alta voce rivolti a giovani detenuti, con particolare attenzione al rafforzamento delle competenze genitoriali. L’obiettivo è favorire la relazione tra padri detenuti e figli, utilizzando il libro come ponte emotivo e comunicativo.

Un ulteriore asse fondamentale riguarda la formazione: operatori e volontari vengono coinvolti in percorsi formativi specifici sulla lettura ad alta voce e sulla gestione delle attività educative, così da garantire qualità, continuità e sostenibilità agli interventi.

Il progetto prevede inoltre attività di comunicazione e sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza, per diffondere i valori della lettura e promuovere la partecipazione alle iniziative.

Nel suo insieme, il progetto mira a:

  • promuovere la lettura come pratica educativa e relazionale;
  • favorire l’inclusione sociale in contesti di fragilità;
  • rafforzare le competenze di operatori e volontari;
  • creare spazi e opportunità di incontro tra persone, generazioni e contesti diversi.

Attraverso queste azioni, la lettura diventa non solo un’attività culturale, ma un vero e proprio strumento di cambiamento sociale.

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